cronache di una notte oscena
( sabato, 31 ottobre 2009; 11:17 )

Penso di essere sufficientemente sobria per poter raccontare il perchè di tutto questo.
Mercoledì sera. Questo ad ogni studente patavino sano di mente dovrebbe bastare, ma aggiungo i festeggiamenti per una patente rinnovata per rincarare la dose.
Succo del discorso: io e il compagno di stanza del festeggiato ci siamo sbronzati e lui invece no.
Non è certamente dipeso dal mezzo litro di birra quanto piuttosto dalla bittiglia di rum che io e Ennio ci siamo scolati.
Andiamo a casa, loro fanno pipì e io li aspetto. La mia coinquilina sente tutto e pensa: 'Ah però furba lei!' (niente di più sbagliato!), io invece saluto i miei amici che erano saliti solo per usare il bagno e mi metto a letto. (fin qui ricordo solo di essermi spogliata, di aver urtato la testa contro l'armadio e di essermi addormentata di traverso nel letto).
Ok, tutto normale, ma credo che il massimo sia stato quando mi sono svegliata nel mio vomito urlando 'Federico, ti prego no, no, bastaaaaaa!'. A questo punto della vicenda la mia coinquilina non pensa che magari stessi morendo quanto piuttosto che mi stessi facendo il mio vicino di stanza e sconvolta e offesa dai rumori molesti se ne torna a letto per nascondere la testa sotto il cuscino per non sentire "noi due". (Penso che se a questo punto fossi morta soffocata dal vomito lei si sarebbe sentita in colpa per sempre)
Ovviamente io ero troppo devastata per alzarmi e lavare tutto per cui la mattina dopo, al suono della sveglia, mi sono svegliata con pezzi di melanzane alcoliche su tutta la schiena, due pozzanghere di vomito ai lati del letto, il pavimento da esorcizzare, due magliette, un pantalone e una coperta da bruciare all'istante; per cui con una santissima pazienza alle 7 mi sono alzata, ho lavato il letto, il comodino, il pavimento, ho caricato la lavatrice con tutta la roba sporca, ho cambiato le lenzuola e la federa della lana, mi sono fatta la doccia (con non so quale forza) e poi mi sono rimessa a letto.
Conclusione: mia madre ha creduto alla balla del virus e ancora oggi mi chiede se sono andata in farmacia a comprare qualcosa per curarmi, il mio coinquilino è stato maledetto in dodici lingue contemporameamente dalla mia coinquilina, io sto ancora aspettando che la roba asciughi, in laboratorio quel pomeriggio sono stata sputtanata alla grande e se non ho vomitato nella piridina è solo un caso.
Ovviamente però non contento l'unico che sapeva tutta la storia appena ha incontrato l'altro della casa gli ha detto tutto arricchendolo di dettagli e poi in treno subito dopo l'ha detto a una mia amica, passando il viaggio in treno a ridere di me, Gennaro appena è rientrato a casa ha riso e prima di pranzo mi ha offerto una birra e ho fatto un incubo che per Melanie è stato scambiato per un verso sublime.
Adesso ci penso e rido, ma mentre mi contorcevo nel vomito in preda a fortissimi crampi allo stomaco non ero propriamente allegra. Ora, infatti, mi chiedo ancora: 'Ma chi cazzo me l'ha fatta fare?!' (ne fosse valsa almeno la pena...).

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Idee Random
( lunedì, 18 maggio 2009; 01:03 )

Sono sicura che sia finito all'Inferno, d'altronde tutti i migliori finiscono all'inferno e lui è stato certamente il più grande. Poesie che andavano dritte al cuore, a colpire i nervi scoperti, gli amori mai dimenticati e che ricordavano baci mai dati non potevano non essere diaboliche. E poi, scusate, lui non avrebbe sopportato il Paradiso...insomma lì ci si annoia! Tutto così celeste ed ovattato, mi stupisco addirittura che riescano a sentirsi in quel posto.
No, non riesco a condannarlo al Paradiso, ma all'Inferno ce lo vedo.
Se non altro laggiù si sta caldi e ci si diverte...già me le immagino le giornate a giocare a poker con Stalin, Hitler e Baudelaire. Tra geni del male le battute vengono naturali e le carte fanno dimenticare anche gli screzi di tutta una vita.



Un giorno mi sono seduta alla scrivania. Mi sentivo pronta e decisa, di gavetta ne avevo fatta e volevo ripercorrere la via dei grandi autori del passato (un po' ambioso come progetto) per cui il computer alla mia destra serviva solo per rilassarmi con il rumore della ventola in funzione; una biro e dei fogli di risma mi sembravano più che sufficienti.
Volevo scrivere il mio primo romanzo solo che il romanzo non è stato d'accordo: si è alzato, ha inizato ad inseguirmi per casa e ha minacciato di iniziare scrivere me ne non l'avessi smessa immediatamente. E' successo davvero...Ringraziatelo per avervi salvato.



Ho un sacco di idee per la testa, di formule, di enantiomeri e di progetti, ma delle parole mi riecheggiano in testa, mi impediscono di cementare tutto quello che so:
...fra lo sragionamento e l'estasi...

E' ormai passato del tempo da quando ho pensato alla mia situazione in questi termini.
Ho conosciuto gente magnifica, ho mangiato e riso e mi sono distratta grazie a loro eppure sentire anche da lontano la sua risata mentre studio mi fa come perdere la calma -di nuovo-, mi fa senire il cervello ovattato e vuoto...
Devo cercare di raccogliere le idee e concentrarmi su quello che amo perchè del suo tatuaggio potrò innamorarmene un altro giorno.

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Controllo.
( giovedì, 09 aprile 2009; 22:09 )

Un modo per affermare la propria posizione, per mettere in chiaro chi comanda. Quello da cui sono sempre fuggita ora mi ricade addosso in infinite forme, con diversi nomi o volti.
Ho deciso di mollare tutto e andare a Padova con la convinzione (vana, ahimè) di poter prendere in mano la mia vita, poterla controllare insomma e invece con dolore scopro che al di là dell'ovvio, resistente cordone economico che mi tiene legata ai miei (e con il quale loro impongono il loro controllo su di me) ognuno si prende qualcosa di me e ne fa ciò che vuole (lo controlla insomma).
CONTROLLO.
E' una parola che mi ha sempre ossessionata perchè a me sfugge, non è nella mia natura controllare, ma sono controllata e questo non mi piace.
"Paranoica" mi avrebbe definito una signora, ma a partire dai compagni di corso che controllano come faccio gli esami e da cui capiscono il voto che avrò, ai miei amici che non hanno capito quanto mi sia stretto questo ruolo.
La ragazza dal trenta facile in chimica organica si è scocciata di sentirsi così importante subito prima o subito dopo un esame perchè non tollera più i commenti come: "...ma andavi come un treno oggi all'esame! Questo è un trenta e se lo prendi offri!", oppure: "Dov'è la Giulia? IO-SONO-VICINO-A-LEI-CHE-DEVO-COPIARE!". Giulia non vuole solo più discrezione e un po' di rispetto...
Anche il gesto stupido di andare a controllare i risultati degli esami prima di me per dimostrare che avevano ragione riguardo il mio voto mi dà fastidio e mi fa sentire inadeguata. "La Giulia come fa ad essere così preparata sempre?" facile! Studio! Non mi infastidisce tanto l'idea di essere quella brava, o "quella che ha una cultura" (frase che mi fa sempre ridere quando la sento) quanto piuttosto quello che scatena in me che so che è sbagliato e che mi fa soffrire.
E non ho voglia neanche di tornare a casa dopo quello che è successo ieri, che mi ha fatto mancare il fiato per un'ora e mi ha lasciato incredula e arrabbiata per tutto il giorno. So che si scherza, ma mi ha lasciato una brutta sensazione di tristezza e dolore, come se mi avessero scavato dentro per controllare cos'ho sbagliato.
In tutto questo una cosa buona c'è: ho fatto laboratorio oggi e l'eugenolo ha dato quel tocco natalizio a tutto il palazzo dell'interchimico (anche se si è incrostato nel pallone e mi ha fatto sudare in una maniera inverosimile per togliere i chiodi di garofano dal vetro) e tra un professore che girava per il laboratorio invitandoci a fare il vin brulé e la perdita del caro acetone (tutta l'università di Padova ne è miracolosamente senza per la felicità del nostro olfatto e dei nostri occhi) mi sono sentita davvero leggera e...inzuppata visto che ci siamo anche fatti i gavettoni mentre lavavamo la vetreria.
In fondo credo di avere in mano il controllo della mia vita: faccio ciò che amo per tutto il giorno come se fosse un gioco e tra una trasformata di Fourier e l'altra mi diverto pure, sono brava, tutti hanno apprezzato il mio nuovo taglio di capelli e io sento di aver fatto la scelta giusta anche se è la strada è dura e dissestata, ma credo che potrò controllare che sia almeno percorribile.
Intanto tra qualche ora sarò a casa e controllerò che nulla sia cambiato dall'ultima volta.
Adesso controllo che tutto sia in ordine e poi vado a letto.
(Qualcuno può controllare di che parla sto post?)
 

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una testimonianza per quando sarò completamente disintossicata
( lunedì, 23 febbraio 2009; 23:22 )

Era da tanto che volevo tornare a scrivere. Avevo la convinzione che se ogni singola, angosciante, pesante parola fosse uscita dalle mie dita, sarebbe stata leggera. Naturalmente mi sbagliavo.
Non faccio altro che pensare a quello che ho perso, a quello che ho sfiorato e che mi è sfuggito via.
E' stata sicuramente la persona che mi ha coivolta di più, che ha stravolto maggiormente la mia vita e i miei pensieri. Sono passati tanti mesi e fino a stamattina sembrava una settimana, adesso sembra una vita.
Mi ossessionano ancora il suo volto, le sue mani, il suo sorriso e il rimpianto di non essere andata oltre con lui. Sapevo che un altro così non l'avrei trovato faacilmente, ma mi sembrava davvero sconveniente provarci...Appena l'ho visto ho capito che il mio obiettivo era diventato averlo e per riuscirci ci ho impiegato meno di trenta secondi. E' bastata una sigaretta, un amico fidato che riuscisse dove io non potevo neanche pensare di arrivare e il gioco era fatto.
E' stato istantaneo e all'istante ho capito che parlare non mi sarebbe bastato...diciamo che mi sono fatta bastare altro, ma che non è servito a niente. Non allevia la tristezza, non mi dà pace nulla. Mi piace esattamente come quando l'ho visto e mi sono presentata con la scusa più stupida del mondo. Abbiamo parlato, giocato, fumato e poi ognuno è tornato alla propria vita.
Spero che riuscire a scriverlo possa rendere meno doloroso il distacco dal suo pensiero troppo, troppo prezioso per perderlo. E' folle immaginare quello che io ho immaginato, ma non si può neanche spiegare cosa ho provato capendo all'istante che un uomo così non si trova ogni giorno, che ce l'avevo a due passi e che l'avrei perso per tanti motivi.
Mel mi ha detto che me lo voglio solo scopare, ma sentendo dire ad alta voce ho capito che mi piace davvero e che non riesco a dimenticarlo perchè il suo ricordo è troppo importante, il suo odore indimenticabile. Non mi resta che il ricordo della persona che più mi ha scossa, che più intensamente mi ha segnata. Non è stato un episodio lungo, ma è stato sicuramente il più intenso, quello che mi ha indotta a fare la cretinata più grande della mia vita. Non avevo mai mentito così ai miei genitori, ma non me ne sono pentita. 
Non nego che se dovessi rivederlo (perchè sicuramente lo rincontrerò) farei molta fatica a stargli lontano e gli salterei addosso molto volentieri, ma preferisco non addentrarmi in questo, ma è questione di onestà intellettuale ammetterlo. Non so se sia stata l'atmosfera veneziana o il sole che mi picchiava sulla testa che mi ha schiarito le idee, ma ora so che mi piace. E' stato breve ma inteso questo incontro, tutto al suo confronto diventa pallido e scialbo e anche sapere di avere molte possibilità a Padova mi sembra meno fantastico.

Non vedo l'ora di rileggere questa roba tra un po' e farmi una sana risata!

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( domenica, 08 giugno 2008; 22:40 )

Avrei potuto scrivere una decina di righi che rendessero giustizia fino in fondo a questi cinque anni magnifici trascorsi insieme a gente (forse) meno bella. Ci sono stati momenti che sarebbe bello dimenticare ma che in fondo hanno contribuito a creare il nostro mito: Quelli del termosifone.

Difficilmente potrò non sentire la mancanza di ogni singolo elemento di quella giungla di animali fantastici, mitici così grottescamente ben riusciti. Naturlamente il discorso si può generalizzare fino al limite obbligatoriamente imposto dalla presenza di due personaggi che trascendono il grottesco verso una nuova figura più raccapricciante del Golem (senza cattiveria, ma Teresa e Giuseppe mi mancheranno come le insufficenze in fisica).

Ho imparato a conoscervi, ad apprezzarvi, abbiamo litigato, cantato, ballato, dormito insieme e ogni cosa era fatta con la massima naturalezza e nessuno obbligava la VD a passare il sabato tutti insieme, ma noi mettevamo la musica, il cibo e la birra e la selezione naturale faceva il resto: non credo di essermi mai divertita così tanto con musica scema da discoteca perchè eravate il mio cabaret e la mia sposa. Spesso non avrei voluto fare altro che rimanere con voi per un'ultima canzone, un ultimo gossip di Enrico (a proposito com'è finita la storia della gravidanza della vicina?) perchè anche dopo una lite ci bastava stare insieme una sera per divertirci come bambini, dimenticare ogni screzio, certamente poi l'isteria tornava ma non potrò dimenticare facilmente lo stupore che invase ogni singola bestia quando scoprimmo che, nonostante tutti gli attriti, insieme potessimo stare bene. Di lì poi è stato tutto in discesa.

E' doveroso ringraziarvi singolarmente e in ordine alfabetico (o almeno ciò che ne resta):

Adewi Lanard: forse quello che ho sfottuto di più in assoluto soprattutto dopo che è scappato di casa. Finto intellettuale ha visto una competizione di scrittura in cui se la contendevano in due (questo la Leone non lo ha mai saputo). Non ti ho mai stimato in modo particolare nè mai lo farò, ma nel tuo essere così pateticamente un caso umano fai tenerezza.

Due Bastardi: la mia causa maggiore di isteria nonchè di gioia. Prima che marito protettivo (dovete vederlo mentre controlla se mi sta colando il trucco rovinosamente) è un grande amico. L'unico ragazzo con cui sono prima riuscita a passare una notte senza tentare il suicidio per la noia (ho una brutta tendenza ad annoiarmi e credo che sia patologica) e poi stare fino alle due del mattino senza inventare scuse su quanto fossi stanca per andarmene. Spero di portarmelo ad Amsterdam come da programma.

Silvacchia Bruco: senza dubbio intelligente, la ringrazio soprattutto per aver tolto di torno a me e a Maria Laura e la sua simpatica straripante. Mi ha fatto troppo divertire quando un giorno mi ha detto: "Stà calma e non urlare come una pazza di Bisceglie!" quando dovevo scaricare un povero ragazzo che era stato attratto dalla mia orbita folle.

Lombrico (Embrico) Bagnarola: è fantastico. Senza di lui e senza i suoi gossip non avremmo mai saputo tutto sul palazzo Incarnati, sulla Prima Guerra Mondiale a Ruvo, su Tacitoa  Ruvo, sulla Rivoluzione Russa a Ruvo e tutti gli altri approfondimenti che portava alle interrogazioni su Ogni Cosa Che Avevamo Studiato a Ruvo. Indimenticabili sia i canti che i balli che facevamo la mattina a scuola quando in classe eravamo solo in tre. E' pesante, ma in gita si è fatto perdonare tutto!

Ciz Gneiss: Cinzia è la dolcezza e la simpatia incarnate in un solo corpo, alto ma pur sempre uno. Quando mi abbraccia e dice che senza la mia simpatia non può andare avanti mi vien voglia si picchiarla perchè mi fa piangere.

L'Uccello Illesa Appesa: se dico qualcosa poi mi danno dell'acida. Allora dico solo:non rompere più le palle, lo so che hai avuto problemi ma sbottonati un po' e non far finta di averla solo tu perchè non ci crede nessuno. Ah, un ultimo consiglio: dalla. (scusate, lo dicevo che sarei diventata acida e volgare)

Lostruscio Consuelo: ultimamente ha talmente tanto schifato che preferisco non ringraziare nè dire altro perchè poi mi viene tanta malinconia nel ricordare quando ancora era "normale".

Tombino Brocco: Roccoooooo! Non servirebbe dire altro per chi lo conosce, ma io lo ringrazio lo stesso per tutte le lezioni di catechismo che mi dava insieme a Marianna (noi bimbi cresciuti senza sacramenti non sappiamo neanche cosa sia una liturgia) e per le canzoni della messa , anche quelle in latino che preparava con il coro, che le mattina io e Marco dovevamo ascoltare mentre con Enrico ci allietavano.

Marianna Mazzinga: bella e intelligente, con le sue perle fantastiche lasciava con i crampi allo stomaco mezza classe per le risate. Indimenticabili:

- (nel silenzio più totale in classe) Cesco guarda quanta! Il canal chi ha asciugà 'l canal!?

- dopo che il prof aveva più volte ripetuto 'leggere senza studiare' e poi aveva detto: "questo paragrafo è da studiare" lei:"ma da studiare senza leggerre?!"


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L'uccelletto.
( sabato, 05 aprile 2008; 16:02 )

DEVO postare una simile chicca.

L' UCCELLETTO

Era d’Agosto e un povero uccelletto
ferito dallo fionda di un maschietto
andò per riposare l’ala offesa,
sulla finestra aperta di una chiesa.
Dalle tendine del confessionale
il parroco intravide l’animale
ma, pressato dal ministero urgente,
rimase intento a confessar la gente.
Mentre in ginocchio alcuni altri a sedere
dicevano i fedeli le preghiere,
una donna, notato l’uccelletto,
lo prese al caldo e se lo mise al petto.
D'un tratto un cinguettio ruppe il silenzio
e il prete a quel rumore
il ruolo abbandonò di confessore.
Scuro in viso peggio della pece,
s'arrampicò sul pulpito e poi fece:
“Fratelli! Chi ha l’uccello per favore
esca fuori dal tempio del Signore!”
I maschi, un po’ stupiti a tal parole,
lenti s'accinsero ad alzar le suole,
ma il prete a quell'errore madornale
“Fermi” gridò “mi sono espresso male!
Rientrate tutti e statemi a sentire,
solo chi ha preso l’uccello deve uscire!”
A testa bassa, la corona in mano,
cento donne s'alzarono pian piano.
Ma mentre se ne andavano ecco allora che il parroco strillò:
“Sbagliate ancora, rientrate tutte quante figlie amate
che in non volevo dir quel che pensate!
Ecco, quello che ho detto torno a dire,
solo chi ha preso l'uccello deve uscire,
ma, mi rivolgo, non ci sia sorpresa,
soltanto a chi l'uccello l’ha preso in chiesa!”
Finì la frase e nello stesso istante
le monache s'alzarono tutte quante
e con il volto pieno di rossore
lasciavano la casa del Signore.
“O Santa Vergine!” esclamo il buon prete
“Fatemi la grazia se potete.
Poi senza fare rumore dico, piano piano
s'alzi soltanto chi ha l’uccello in mano!”
Una ragazza che col fidanzato s'era messa in un angolo appartato
sommessa mormorò con viso smorto
“Che ti dicevo, hai visto? Se n’è accorto!”

Ringrazio Summo per averla recitata in classe (Friedrich Straβe andate in claβe).


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Mangio la terra, ormai.
( sabato, 05 aprile 2008; 12:08 )

Vi ho sognato ancora insieme. Non so se sia giusto soffrire in questo modo per qualcuno che non sente il mio urlo di dolore, che non conosce le mie lacrime e non sa che ormai sono completamente addormentata, stanca e lobotomizzata. Mi basta guardarmi intorno, però, per capire che tu meriti tutte le mie attenzioni e i miei pensieri, ma che sono io che non merito i tuoi. E io mi sento così: come qualcosa che galleggia sospeso nel vuoto, nel limbo, tra la vita e la 'morte'. Non è la morte del corpo ma quella che mi sta inaridendo lo spirito, che mi fa piangere tutto il giorno e non mi fa capire neanche più per cosa valga la pena di piangere di più: se per il fatto di non averti più accanto, per il fatto che tu ti veda con lei o per tutt' e due le cose. Ormai piango anche guardando il colore dell'elastico di Maria che, guarda caso, è giusto del colore che hai tu al polso e che ti ha dato lei. Ormai sono paranoica, totalmente paralizzata dalle mie paure e con un urlo ghiacciato in gola, un urlo che dice che ti amo e che ho troppa paura di cadere nel dimenticatoio per stare tranquilla, che grida che il mio bracciale ti è stato regalato il mese prima che ci mettessimo insieme, e per una semplice associazione di idee mi fa capire che accadrà anche questa volta. Il panico mi toglie il respiro, mi indolenzisce e mi strazia. Ho solo bisogno del tuo sorriso, di un tuo abbraccio e dei tuoi occhi, di quello sguardo che mi toglieva le parole di bocca e mi lasciava muta come una stupida. Oggi vorrei vederti, vorrei chiederti un po' di cose, ma non so se per me avrai ancora tempo, lo stesso tempo che non hai trovato stanotte nel sogno. Il sonno inquieto è la cosa che mi spaventa di più perchè mi trovo indifesa contro i sogni e il sonno perchè sono necessri per vivere (dicono), le lacrime che bagnano il cuscino mi lasciano stupita per la mia ingenuità, per la speranza di essere ancora speciale per te, di essere ancora quella ragazza fantastica che aveva trovato il suo posto nell'universo. Non dirò più quella frase perchè mi sembra di stuprarla, che non meriti di essere pronunciata se non davanti a te, abbracciata al mio pezzo di mondo, al mio amore ormai consumato nelle lascrime.

Ormai, ho toccato il fondo. Non credo che salirò. Posso solo scavare per stare più comoda. 


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Scusatemi, adesso mi manca il fiato.
( venerdì, 04 aprile 2008; 16:50 )

Mi manca il respiro, non ce la faccio più. Poveri polmoni, voi non ne sapete nulla di questa storia. Il cuore batte troppo veloce, come se mi dovesse esplodere in petto e non è escluso che accada, le braccia, le gambe e la schiena chiedono solo un po' di riposo, il mio cervello chiede solo un po' di nozioni che non mi entrano in testa. Io chiedo solo un po' di pace, il ricordo di un bel momento che mi consoli e invece ricordare non mi dà pace ma solo lacrime:adesso c'è lei.  

Ti prego e non so neanche per cosa.


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Tremo.
( venerdì, 04 aprile 2008; 13:11 )

Non ho nè avrò mai le parole giuste per dire come mi sento, il freddo che sento, le lacrime che scendono e i dolori che mi bloccano a letto. Mercoledì ho fatto la scoperta più brutta della mia vita. Stavo cominciando a risvegliarmi da quel torpore, finalmente stavo iniziando a reagire, ma poi lo vidi che scendeva alla stazione di Ruvo mentre io salivo sul treno. Mai avrei potuto immaginare che sarebbe tornato da lei, mia omonima tanto invidiata. Aveva sempre avuto quel posto speciale, sapevo che non l'aveva dimenticata, ma il dolore di saperlo con lei è stato molto più forte di quanto potessi aspettarmi. Ormai nella mente solo loro due, magari un loro bacio, mentre io da sola mi strazio nel mio angolino aspettando il mio mometo che non arriverà mai perchè lei lo fa star bene: queste sono le parole che ha usato, lo fa star bene e io piango, li sogno assieme e mi sveglio piangendo, sperando che sia solo un incubo, ma poi mi accorgo che è vero: loro ci sono e io valgo meno di zero. Non so perchè sia successo dopo così poco tempo, perchè non mangi più, non abbia la forza di uscire di casa, nè di andare a scuola, so solo che vorrei ancora te, disperatamente. Non vorrei doverti immaginare con lei, mi fa così male, mi fa sentire così inutile. Con te ho sbagliato tutto e non mi sembra giusto negarti ancora la felicità, ma io non sopporto questo dolore, ho bisogno di dormire in pace, di stare tranquilla e averti accanto. Non ce la faccio ad immaginavi insieme mentre io sono qui che piango e che vorrei solo un po' di attenzione. Ho tanto freddo, tanto bisogno di dormire ma soprattutto un bisogno estremo di te, che mi hai spedita all'inferno senza tante cerimonie. So che non mi hai dimenticata altrimenti l'altra sera non saresti venuto da me, ma io mi sto ammazzando all'idea di voi due insieme. Perchè proprio lei? Non c'è un motivo, è così e basta. Eppure vorrei solo aver dormito stanotte piuttosto che piangere fino al momento di alzarmi per andare a scuola, non averne la forza e rimettermi a dormire distrutta e sognarvi insieme. Non sono mai stata così male, nulla mi ha ferito più di quello che è successo. Perchè sei scappato?

Adesso ho solo un gran bisogmo di stare da sola, di sfogare il mio dolore e immaginarmi con te, come l'altra sera, protetta da quell'abbraccio che non avrei mai voluto che finisse. Fa tanto male, brucia così tanto da non poter essere espresse a parole tutte le cose che vorrei dirti.

Tremo e basta.


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Si parla di tutto:da Jim Morrison a Freud passando per un calzone.
( sabato, 29 marzo 2008; 21:23 )

Purtroppo adesso riaffiorano i brutti ricordi, tutto ciò che avevo dimenticato ma che piano piano si fa sentire accanto alla voglia di urlare. Sono cose che non ho raccontato a nessuno, ma che mi straziano, cose che solo noi due possiamo capire e per le quali mi sarebbe bastato uno 'scusa' sincero, qualcosa che mi facesse sentire amata. Siamo alle solite: Natale 2007, io sono nervosa perchè ho comprato qualcosa che non ti piacerà e già mi aspetto il tuo volto gentile che ringrazia per una cosa che non ha mai voluto, nè mai vorrà.

E succede.

 E' un attimo e tutto crolla.

Forse davvero a te è piaciuto, quest'anno ci ho messo tutto il mio talento nel fare spese e non per l'ennesima maglia, ma per un regalo per te...Un regalo che si faceva tripartito solo per te, per il quale ho girato Bari e Corato inutilmente fino alla vigilia.

E' successo.

Succede anche nelle migliori famiglie purtroppo.

Questa avventura ha qualcosa di buono. Finalmente sogno, sogno, sogno...SOGNO! Ma purtroppo sogno te e questo non mi fa stare bene, ma in fondo non significa nulla, vero? I sogni scientificamente non sono che scariche, non sono 'desideri chiusi in fondo al cuor' (almeno mi piace credere che sia così perchè non posso credere di avere desideri dipendenti da te -veramente mi piace-), forse devo sognare per trovare ciò che il giorno non mi può dare (e non è il calzone), ma mi rifiuto di credere che il sogno sia un'allucinazione di desideri irrealizzati durante il giorno perchè mi fa molto male sapere che per quanto cerchi di sforzarmi di non amarti più, di non cercarti e di non nominarti tu sia ancora al centro dei miei pensieri, dei miei sogni addirittura. Sinceramente non posso che ringraziarti per questo, per avermi restituito la pace, sognare è importante e tu sai quante paranoie mi facessero con la storia del'importanza dei sogni, di sognare e di ricordarli per interpretarli. Ti prego dimmi che lo ricordi.

Era sintomo di dolore il mio, di un disagio tanto grande da impedirmi di esprimerlo anche solo attraverso l'inconscio, perchè la parte razionale si rifiutava di ammettere la sua esistenza, era un modo per difendermi de ciò che facevo perchè non era ciò che volevo, non seguivo più il mio istinto (la parte a cui ho dato sempre più importanza fortunatamente perchè se fossi stata a pensare al perchè e al per come non ti avrei mai permesso di baciarmi quel 2 settembre di molti milleni fa -c'erano le mie amiche!-) perchè il senso del dovere era sempre più forte, dovevo sempre essere perfetta insomma. Adesso sono molto più chiare un paio di cose? La colpa non è tua di quello che è successo in aprile, ma solo mia e della mia testardaggine (quindi per favore non dirlo più). Non ti dirò il perchè mi sia ridotta in questo stato ma non smetterò mai di ripetere che tu non c'entri (almeno non c'entri più di Topolino e Minnie). Colgo l'occasione per ringraziarti della pazienza infinita che hai avuto, di abbracciarmi nonostante non capissi perchè stessi piangendo come una disperata, perchè avessi urlato guardando una ciocca di capelli e fossi scoppiata in lacrime, perchè avessi un bernoccolo in fronte e una mano gonfia e livida. Hai avuto la pazienza di chi ama (nonostante non meritassi tanta pazienza) che è stata sicuramente l'aiuto più grande per farmi dimenticare 'i brutti pensieri' (come li chiamavi tu), hai avuto la pazienza di non fare domande ma di starmi solo accanto, di abbracciarmi e di ascoltare quello che avevo da dirti quando avevo la forza di parlare e tutto si faceva così terribile da non poterlo più conservare da sola. Semplicemente grazie.

Adesso faccio le dovute precisazioni: l'apostrofe non è un caso in questo monologo perchè mi piace credere che lo leggerai (d'altronde ha avuto tanto successo come procedimento retorico nel passato. Perchè con me non dovrebbe funzionare?), la storia del Natale non mi serve per rinfacciare qualcosa (perchè non c'è nulla da rinfacciare a te che hai sofferto tanto per mano mia e che umanamente hai potuto sbagliare ricevendo la tua giusta vendetta) ma solo per sfogarmi in un momento di tristezza anche perchè non sono neanche arrivata al nocciolo del disorso. Tu sai qual è e voglio sperare che mi voglia scusare per un momento di debolezza.

Vorrei che lasciassi un segno del tuo passaggio.

"E la ragazza voleva urlare, voleva che la sentisse finalmente, che riconoscesse l'urlo della disperazione e la raggiungesse sotto la pioggia per derle il suo aiuto. Amava la pioggia eppure piangeva. L'uomo capì che doveva stare davvero molto male per piangere nel suo elemento. Non aveva capito però che il suo elemento se n'era andato con lui."


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« I can't say I don't know that I am alive, and all of what I feel I could show you tonight. You don't mean nothing at all to me. »
Giulia. Di me non è importante dire molto. Anzi, forse no: prendiamola da'Caro amico,': nata nel lontano '89 (1789) la bimbetta precocemente sviluppò il senso della ribellione. Partecipò, ancora in fasce, alla presa della Bastiglia e celeberrima è ormai la corrispondenza che intrattenne con Robespierre riguardo l'amministrazione di Parigi, l'importanza delle fognature, dello smaltimento dei rifiuti e dell'importanza di chiamarsi Ernesto (tema ripreso, tra l'altro, dal più dandissimo di tutti: Wilde). Si ritira a vita privata a soli tre anni dopo l'assassinio di Marat. Si trasferisce in Germania per esigenze collaborative per la stesura di un'opera a sei zampe con Marx ed Engels con i quali litiga proprio tanto, ma tanto tanto perchè Engels non voleva regalarle Barbie Principessa della Curva Nord. Segnata dalla perdita resta nell'ombra fino alla sua ultima ma bruciante sconfitta: l'uccisione ingiusta di Sacco e Vanzetti nonostante i suoi negoziati. Di lei si narra infine una collaborazione con i Led Zeppelin (per i quali ha scritto la famosissima Stairway to heaven dedicata a zia Concettina) e con Toti e Tata. Adesso basta con le cretinate e sorbiamoci insieme l'odi et amo!

AMO:i miei amici, il tramonto, la cioccolata (anche se non posso mangiarla), dormire tranquilla con la certezza che nessuno al risveglio ti urli nelle orecchie, far tutto con calma, la primavera, la pioggia, il mare (l'acqua più in generale), nuotare, leggere, sapere di poter contare su gente che mi vuole bene, il gelato, i dolci, rimanere sveglia fino a tardi per guardare le due o tre stelle che l'inquinamento risparmia, il caffè (anche inglese), le parole dolci, i gesti d'affetto, il viola, Going to California e Harry Potter. La chimica.

ODIO: La crudeltà, il servilismo, l'utilitarismo, il fanatismo, un po’ di –ismi, le dittature, l'inquinamento e la violenza. Odio chi predica bene e razzola male, i bigotti, Moccia e tutti i suoi "libri", il cibo della mensa del college di Cambridge, la musica house, i fighetti che se la tirano, chi parla a sproposito, chi non ha tatto e crede di avere a che fare con pezzi di gelatina, l'acqua nelle orecchie e la puzza di Padova...Sono piuttosto intollerante: odio mezzo mondo.

Molto semplicisticamente i miei LIBRI (sarebbe più giusto dire: la mia passione): Il nome della rosa, Il diario minimo, Baudolino, Il pendolo di Foucault, La versione di Barney, Il piccolo principe, Il gabbiano Johnatan Livingston, Margherita Dolcevita, Cent'anni di solitudine, L'amore ai tempi del colera, Se una notte d'inverno un viaggiatore, Il castello dei destini incrociati, Marcovaldo, Harry Potter e la pietra filosofale, Hary potter e la camera dei segreti, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Harry Potter e il calice di fuoco, Harry potter e l'ordine della fenice, Harry Potter e il Principe Mezzosangue, Le braci, L'amico ritrovato, Dracula, Il fu Mattia Pascal, , Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e Al di là dello specchio,I fiori blu, Saltatempo, Baol, L’insostenibile leggerezza dell’essere e la saga di Malaussène. Molti hanno segnato un punto di svolta nella mia vita, altri hanno avuto la sfortuna di essere sfogliati nei giorni più neri della mia vita ed è appunto per questo che da loro non posso prescindere. Mi hanno dato la forza di continuare ad andare avanti, di cercare nuove storie da inventare, gente nuova da conoscere e nuovi crocevia da attraversare. Tutti fanno parte di me, nel bene e nel male.
STOP ALL'USO DEI BAMBINI SOLDATO!
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